La maturità è finita ed è proprio giunta l'ora di rispondere alla domanda che ci facciamo fin da quando siamo bambini: "Cosa voglio fare da grande?" Il medico, l'avvocato, il magistrato o, come volevo io, il benzinaio. Si fa doveroso, però, oggi fare i conti con la realtà e con i trend del mercato del lavoro. Le statistiche dimostrano che l'informatica è tra le professioni top degli ultimi anni.   

Quando si pensa al coding subito ci immaginiamo un ragazzo con gli occhiali, maglietta a maniche corte e volto sconvolto: un nerd insomma. Di esempi ce ne sono tanti: da Sheldon Cooper, e i suoi fedeli compagni, a Bill Gates, che con l'informatica ha costruito un impero.
 

Nerd coding


Eppure viviamo in un mondo in cui si combattono gli stereotipi e si cerca sempre di uscire dal coro, insomma, un mondo che farebbe diventare i capelli dritti a mia nonna. A noi però piace proprio perché va contro la discriminazione sociale cercando l’uguaglianza, ma senza l’omologazione.

 

Allora, vi chiedo, perché discriminare i poveri nerd?

Specialmente perché, che vi piaccia o no, loro sono il nostro futuro. Se con l’esperanto si è cercato di trovare una lingua che fosse comprensibile a molti, è con l’HTML, e i linguaggi che ne derivano, che si è veramente riusciti a comunicare ovunque e con chiunque.


Che l’informatica sia il futuro è evidente e onnipresente: dalle App dei nostri smartphone, ai siti web che hanno sostituito i giornali cartacei diventando fonte primaria di informazione. È sempre più evidente che conoscere il linguaggio informatico sia la chiave di volta per aprire la porta al nostro futuro e raggiungere il successo professionale ambito. 

Capisco che possa sembrare poco entusiasmante trascorrere le proprie giornate a sviluppare ma, forse, a farvi cambiare idea potrebbero essere alcuni dati emersi da un’indagine occupazionale indetta dal Politecnico di Milano sui laureati magistrali in Ingegneria Informatica nel 2015. 

 



 

 

Su un campione di 200 studenti presi in esame, il tasso occupazionale è pari al 99,4%.

Di questi circa il 40,4% ha ottenuto un’occupazione, ovviamente in ambito informatico, prima della laurea che ha mantenuto anche post.

Il 43,3% ne ha trovata una entro 2 mesi, a fronte di un 15,7% che ha ottenuto un posto di lavoro tra i 6 e i 7 mesi dopo la laurea. La maggior parte di questi, il 77,2% per la precisione, ha attualmente un contratto a tempo indeterminato e con una retribuzione mensile media netta pari a 1795€ a 27 anni e come primo impiego. Scusate se è poco.
A fare ben sperare, avendo una percentuale molto bassa, è il restante 27,8%, di cui il 4,9% è a tempo determinato, il 14,2% con un contratto di apprendistato e solo lo 0,6% in stage.

Gli headhunters, infatti, vanno a caccia di laureati in Informatica e materie affini perché la domanda del mercato del lavoro è molto elevata, ma poca è l’offerta. In particolar modo i linguaggi informatici tra cui scegliere sono così tanti che è semplice essere specializzati in uno di questi, ma soprattutto permette di essere più unici che rari e essere contattati per un lavoro “senza dover inviare CV” diventa ancora più facile.

 

Verrebbe a questo punto da chiedersi come mai allora così poche ragazze scelgano di intraprendere questo tipo di carriera. A rispondere è un’indagine fatta da Microsoft in collaborazione con Martin Bauer, docente del dipartimento di Psicologia e Scienze Comportamentali alla London School of Economics, che ha preso un campione di 11,500 ragazze tra gli 11 e i 30 anni in 12 paesi europei, alle quali è stato chiesto cosa pensano della STEM, Science, Technology, Engineering and Mathematics. 

Come lo stesso Bauer afferma:

"È emerso che le ragazze hanno un aumento di interesse nella materia tra gli 11 e i 12 anni, ma questo ha una crescita inversamente proporzionale all’aumento dell’età".


Le ragazze intervistate hanno lamentato, infatti, una scarsità di modelli femminili in questo mondo ai quali ispirarsi, con un 60% che afferma invece che avrebbero deciso di intraprendere questa carriera se ci fosse più equità in questo settore. Essendo un mondo prettamente maschile affermano che sia più complicato farsi strada. Volendo trovare, però, l’aspetto positivo di questa assenza del doppio cromosoma X, è che permette al genere femminile di essere delle mosche bianche. “Tutti sono utili, nessuno indispensabile” è il motto che fa da padrone nel mercato del lavoro oggi e per essere davvero essenziali nel proprio settore è necessario essere unici. Quindi cosa c’è di meglio che essere le uniche ragazze in un ambiente prettamente maschile e cavalcare l'onda del futuro? 


Se vi sentite davvero di voler andare controcorrente allora questa è la sfida che fa al caso vostro. Lo conferma il rapporto tra posti di lavoro creati e perduti presentato durante l’ultimo G7 a Roma che ha dimostrato come l’avanzamento dell’automazione avrà per le donne come rapporto 1 posto di lavoro perso contro 5 creati, con un contro di 1 a 3 per gli uomini. 

Di modelli da seguire ce ne sono. Tra questi, ad esempio, abbiamo Erica Stanley, Engineering Manager per SalesLoft, che di progetti divertenti ai quali ha lavorato ne ha da vendere. Come un simulatore 3D di uno Space Shuttle Trajectory presso il Kennedy Space Center lavorando, nello specifico, sulla conversione di modelli matematici in algoritmi per misurare la variazione dello shuttle in base alle diverse condizioni atmosferiche. Erica è una normalissima ragazza di Atlanta che ha trovato nel coding la combinazione perfetta delle sue 2 passioni: arte e scienza. 


Provate anche voi, potrebbe piacervi!

 

RESTA AGGIORNATO, ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

 

 

 

 

Martina Curcio