Organizzare i risultati delle ricerche UX, è importante tanto quanto le ricerche stesse.

 

Giulia Meneghello ed io, Ester Barbato, siamo tornate con un nuovo articolo per continuare il nostro viaggio tra le tecniche di analisi UX.

Ci siamo lasciati l’ultima volta con la convinzione, speriamo ormai condivisa da tutti, che mettere i nostri utenti al centro del processo di progettazione permette di realizzare un prodotto migliore.

 

Ci troviamo nella fase in cui abbiamo avuto un'idea e per capire se vale la pena investire su di essa, abbiamo realizzato degli studi sugli utenti, utilizzando video o fotografie, interviste e/o sondaggi. A questo punto il rischio è quello di avere un sacco di informazioni e non sapere bene che cosa farne. 

Immaginate di aver intrapreso un viaggio alla scoperta di un intero pianeta, durante il quale avete visitato nuovi posti, conosciuto diverse persone e scoperto nuove abitudini. Al rientro dal viaggio vi piacerebbe condividere le vostre esperienze con gli altri o semplicemente avere un modo per ricordare tutto, ma potreste non sapere da dove iniziare, o avere delle difficoltà nel capire le cose più importanti da raccontare, o ancora rischiare di dimenticare qualcosa. 

 

 

Durante la fase di ricerca si apprendono numerose informazioni che si dimostrarono essere un fertilizzante perfetto per la vostra idea, la quale continuerà a mutare dando la sensazione di trovarsi in un vero e proprio stato di caos.

Quello che abbiamo scoperto NOI, è che a questo punto dobbiamo fare uno sforzo maggiore per restare nella parte del ricercatore, cercando di tenere frenato il designer che è in noi, perché la ricerca non è ancora finita. 

Per ordinare le idee, ci vengono in soccorso modelli che ci aiutano a documentare tutte le esperienze e le persone che abbiamo incontrato durante il nostro viaggio.

 

DOCUMENTAZIONE SUGLI UTENTI:

Le metodologie, che andremo a descrivere, servono ad avere una maggiore messa a fuoco delle indicazioni che abbiamo raccolto sui nostri utenti, a prescindere dalla portata delle informazioni. In questa situazione normalmente si potrebbe decidere di realizzare un testo discorsivo in cui riportare tutte le argomentazioni emerse, ma questo porterebbe a:

- Dover rileggere l’intero testo per individuare le informazioni che stiamo cercando.

- Aver maggiori difficoltà ad individuare i punti chiave, utili per il nostro prodotto.

- Impedirci di avere una condivisione rapida delle informazioni.

 

Per questi motivi è necessario organizzare al meglio le informazioni e per farlo NOI abbiamo testato le seguenti tecniche:

- Proto personas

- Personas

- Empathy Map

 

Per tutte e 3 le tecniche è importante lavorare utilizzando solo parole chiave unite a semplici sketch, per rendere i nostri schemi più visual e immediati possibile. Quello che vogliamo evitare è perdere troppo tempo a dover rileggere lunghi testi discorsivi che si possono riassumere in poche parole o con una semplice immagine.

 

Proto-personas:

Questa tecnica consiste nella realizzazione di personaggi sulla base di personali intuizioni o di informazioni ottenute da un primo campionamento di utenti senza avere numerosi dettagli sulla singola persona. In altre parole, se avete deciso di realizzare un sondaggio o uno studio fotografico, vi renderete conto che le informazioni ottenute dai partecipanti potrebbero non essere sufficienti per realizzare un profilo per ognuno di loro. Quello che possiamo fare è realizzare dei profili raggruppando insieme informazioni ottenute da più utenti. 

L'obiettivo potrebbe essere quello di identificare tutti i possibili utenti da raggiungere, quali sono i loro bisogni e come si comportano, per poi andare a costruirci sopra le customer interview.

 

Personas:

Le personas, a differenza delle proto-personas, sono rappresentazioni basate su dati reali emersi dalle ricerche. È importante che in questa fase non si uniscano le ipotesi ai dati, per non perdere di vista le informazioni certe, mischiandole a quelle che non sono state ne confermate ne smentite.

 


Cosa hai bisogno per iniziare:

- Immagine: Solitamente è consigliato dare un volto al nostro personaggio. 
 

SUGGERIMENTO: NOI durante le proto-personas abbiamo deciso di realizzare un moodboard che rappresentasse l’idea che ci eravamo fatte sul nostro personaggio, così da trasmettere anche agli altri il contesto che ci siamo immaginate. Sperimentate per trovare la vostra strada!

 

- Biografia: é utile dedicare una parte della scheda a una breve descrizione in cui si indica età, occupazione e le informazioni a noi utili per inquadrare il personaggio.

- Obiettivi: Individuare gli obbiettivi che vuole raggiungere il nostro personaggio, collegati al nostro prodotto. Es. obiettino n.1 - “comprare tutti gli ingrediente per fare una ricetta”.

- Frustrazioni: Indicare una lista di frustrazioni che il nostro utente deve affrontare per raggiungere i suoi obiettivi. Es. “ricordarsi quali ingredienti mancano in dispensa”.

- Opportunità: Indicare eventuali opportunità utili per il nostro business. Es. “Panoramica della dispensa ovunque ti trovi”.

- Citazione: Riportare una frase esattamente come è stata detta, scegliendola in base a un concetto importante che è stato espresso, permette di racchiudere caratteristiche importanti del personaggio.

 

Ecco un esempio di come potrebbe essere suddivisa la scheda:

 

 

Per saperne di più:  https://www.cooper.com/journal/2008/05/the_origin_of_personas

 

Empathy Map:

Una Empathy Map è uno strumento che i team possono utilizzare per ottenere una visione più profonda delle esperienze dei propri clienti. 

Se non avete ancora realizzato nessuna ricerca sugli utenti, questa tecnica potrebbe essere un'opportunità per mettere a fuoco il target da raggiungere, se invece avete studiato i dati di ricerca questo può essere un modo interessante per organizzare con il team le informazioni che si ritengono importanti.

 

Questa metodologia di analisi permette di concentrarsi su quali sono i problemi e le frustrazioni dei nostri clienti, rendendo l’Empathy Map uno strumento utile per la collaborazione e rielaborazione delle informazioni, prediligendo le esperienze dell’utente rispetto a informazioni standard come sesso, età ecc.
Se realizzato bene può influenzare i requisiti del prodotto, che influiranno la strategia, a seguire i wireframe e i prototipi, con un effetto a cascata sull’intero progetto.

SUGGERIMENTO: Sicuramente lo schema vi sarà più utile se le informazioni sono tratte da dati reali, quindi consigliamo di realizzarlo in seguito a una o più tecniche descritte nel primo articolo. 

 

 

Cosa sapere prima di iniziare:

- Foglio 50x70. Serve un foglio grande su cui realizzare lo schema illustrato sopra.

- Post-it e pennarelli: è importante riempire le varie aree con 1 post-it per intuizione, utilizzando pennarelli a punta larga per costringerci a usare poche parole o immagini.

- Focus sull’obiettivo del progetto: Focalizzarsi sui comportamenti relativi al nostro prodotto.

- Immedesimarsi nel personaggio utilizzando le informazioni che abbiamo ottenuto.

- Timer: Impostate un timer per ogni sezione così da tenere controllato il tempo e la partecipazione del team. 

 

Le sei aree da compilare sono:

  1. “Che cosa vede?“: lo scenario in cui si muove il nostro cliente. Qual è il suo ambiente? Che aspetto ha? Cosa lo circonda? Chi sono i suoi amici?
  2. “Che cosa dice?“: le reazioni verbali rispetto il contesto che si sta analizzando.
  3. “Che cosa fa?“: le azioni per raggiungere il suo obiettivo  tenendo in considerazione il suo modo di comportarsi e agire.
  4. “Che cosa sente?“: le voci, i rumori o le influenze che spingono il cliente a usare o meno un dato prodotto. Cosa ascolta? Cosa gli dicono amici e famiglia? Come viene influenzato?
  5. “Che cosa pensa e sente?“: Indicare cosa importa realmente al cliente.
    Sforzi: considerando le barriere che deve superare, indicare quali sono le sue maggiori frustrazioni e quali ostacoli si interpongono tra il cliente e i suoi desideri.
    Risultati: riportare i desideri e le necessità del cliente, cosa si aspetta, le aspirazioni, le mete, i risultati che vuole ottenere.

 

Nella più recente versione dell’Empathy Map, progettata da David Gray, vengono sviluppati due nuovi campi:

1. “Con chi stiamo empatizzando?“: il profilo del nostro cliente destinatario.

2. “Cosa hanno bisogno di fare?“: i desideri o i bisogni del cliente.

 

 

SUGGERIMENTO: Non abbiate paura di sprecare post-it sull’Empathy Map, realizzatelo con l’obiettivo di riportare i concetti chiave scoperti durante la ricerca.

 

Questo è un breve riassunto di quello che abbiamo descritto in questo articolo:

 

 

Proto-Personas

Personas

Empathy Map

Numero min. di schemi da produrre

3

3

1

Tempo necessario

1-2 giorno (per realizzare 3 profili)

2-3 giorni (per realizzare 3 profili, il tempo può variare in base al numero di dati raccolti)

30/60 min per sezione.

4/8 ore intero empathy map.

Consigliato

  • Per avere chiaro a colpo d’occhio le esigenze su cui lavorare.
  • Quando non si sono raccolte numerose informazioni sugli utenti.
  • Condividere le ipotesi sugli utenti garantendo l'allineamento tra i membri del team.
  • Per avere chiaro a colpo d’occhio le esigenze su cui lavorare.
  • Quando abbiamo informazioni dettagliate sui nostri utenti.
  • Per avere chiaro a colpo d’occhio le esigenze su cui lavorare.
  • Quando abbiamo informazioni dettagliate sui nostri utenti.

Sconsigliato

  • Quando si hanno tante informazioni certe e si rischia di unirle alle ipotesi
  • Quando non si è effettuata nessuna ricerca sugli utenti.
  • Quando non si è effettuata nessuna ricerca sugli utenti.

Vantaggi

  • Condividere in modo rapido le informazioni importanti sugli utenti.
  • Condividere in modo rapido le informazioni importanti sugli utenti.
  • Permette a tutti i partecipanti di immedesimarsi negli utenti.

Difficoltà

  • Riportare tutte le informazioni utili per il progetto
  • Riportare le informazioni in forma più ristretta possibile.
  • Riportare tutte le informazioni utili per il progetto
  • Riportare le informazioni in forma più ristretta possibile.

 

  • Riuscire a basarsi solo sulle informazioni che abbiamo e non modificare il risultato per portare avanti le nostre convinzioni.

 

 

 

Conclusioni:

Abbiamo visto che organizzare le informazioni apprese durante le ricerche sugli utenti, estrapolando le informazioni chiave che servono per sviluppare il nostro progetto, è importante tanto quanto effettuare le ricerche stesse. Questo perché ci permettere di visualizzare le informazioni importanti e di metterle a fuoco per adattare la nostra idea alle nuove opportunità emerse.

Questa organizzazione dei dati è utile anche per gettare le basi per la fase successiva, quella che interessa a tutti coloro che vogliono guadagnare dalle proprie idee:

a questo punto quello che manca, per rendere tutto più concreto e reale, è un’analisi di Business, necessaria per capire quali saranno le uscire e le entrate del prodotto che stiamo sviluppando.

Siete curiosi? Non perdetevi il prossimo articolo.

 
Ester Barbato